SCIENZE UMANE E DIGITALE: il binomio che volge lo sguardo al passato per orientare il futuro.
Prospettive per una interpretazione del ruolo dell’umanista nel mondo del lavoro nel 2022.
- Come possono integrarsi scienze umane e digitale?
- È possibile per coloro che percorrono un percorso umanistico trovare spazio al di fuori del mondo accademico?
- Quali prospettive possono avere all’interno del mondo aziendale?
Aprile 2022.
7 minuti di lettura.
“Tutto ciò che ha valore nella società umana dipende dalle opportunità di progredire che vengono accordate ad ogni individuo.”
ALBERT EINSTEIN
In questo articolo cercheremo di fornirvi una panoramica su possibili risposte e interpretazioni.
In un mondo sempre più globalizzato, interconnesso e in rapido divenire grazie anche all’avvento del digital e dei modelli “agile” del lavoro, le aziende e il comparto industriale (ma non solo) sono state portate progressivamente a investire sempre più nella rapidità di pensiero, nella flessibilità, nello spirito critico e in sguardi capaci di gestire la complessità e di comprendere i significati profondi dei mutamenti e del comportamento sociale.
È indicativo come nei contesti produttivi di oggi, infatti, le aziende siano costantemente alla ricerca di analisti e strumenti di data analytics e reportistica in grado di restituire un quadro quanto più definito degli sviluppi del proprio business.
In questo mare magnum di dati e scientificità, ad una lettura parziale, sembrano non trovare collocamento coloro che hanno scelto una facoltà\percorso umanistico, tuttavia anche da una rapida ricerca su internet sino a riflessioni più profonde, emerge come in realtà nel mondo (e anche in Italia, se pur con ritardo) queste figure stiano trovando il loro posizionamento all’interno dell’ecosistema aziendale.

COME È POSSIBILE L’INTEGRAZIONE TRA SCIENZE UMANE, DIGITALE E MONDO AZIENDALE?
Non si tratta di un semplice ripiego (anche se, ci pare ovvio, nel caso di inserimento in tale settore produttivo si richiederà spesso da parte del candidato uno sforzo maggiore nel maturare esperienze nel settore e nel frequentare corsi di formazione\master che gli permettano anche di assimilare competenze tecniche specifiche legate al ruolo che gli sarà chiesto di ricoprire o che intende perseguire), tanto quanto di una integrazione con le abilità che quest’ultimi sviluppano all’interno del proprio percorso universitario volto a promuovere e accrescere lo spirito critico, il ragionamento, la creatività e tutte quelle soft skill a cui si faceva precedentemente cenno.
Non è un caso infatti che, ad esempio, i primi a fornire risposte alle esigenze scaturite dalle interpretazioni dei fenomeni, furono proprio coloro che provenivano da un ambiente umanistico e nello specifico, i filosofi che attraverso le proprie riflessioni e argomentazioni furono i primi pionieri a gestire proprio la complessità.
Ed ecco che trovano facilmente riscontro le stime riportate da Adecco in questo articolo, secondo cui tra le skill più richieste nell’immediato futuro ci saranno:
- La capacità di essere innovativi (Innovation);
- L’apprendimento attivo (Active Learning) a cui aggiungiamo l’apprendimento misto (blendeed learning) e l’utilizzo di piattaforme digitali (e-learning);
- La creatività;
- L’originalità e lo spirito di iniziativa (Creativity Originality and Initative);
- La capacità di gestire un gruppo (Leadership and Social Influence).
- Ed infine, secondo la nostra percezione, la volontà di produrre il cambiamento tanto nel mondo quanto all’interno delle comunità, attraverso iniziative di imprenditoria sociale.
Ambiti in cui gli umanisti eccellono grazie ad un percorso studi che, come si esponeva in precedenza, è orientato al consolidamento di tali peculiarità e sensibilità.
Tutto ciò trova un riscontro concreto in quella che oggi chiamiamo Gestione umanistica (HM, Humanistic Management), ossia una gestione dell’impresa orientata alle persone e che indirizza il profitto per fini umani (per approfondire il tema https://link.springer.com/article/10.1007/s41463-016-0011-5), una tendenza che negli ultimi anni sta coinvolgendo sempre più realtà, dalle PMI sino alle aziende più consolidate.
Altri ambiti di applicazione concreti, sono le così dette Digital Humanities, nate dalla necessità di semplificare e sviluppare nuovi modelli computazionali per interpretare i dati, oltre che per semplificare le ricerche nei settori umanistici e gestirne le risorse.
A trovare sempre più spazio sono anche le caratteristiche intrinseche (e meno concrete) delle scienze sociali: la capacità di ascolto, l’empatia, la propensione a trasmettere le informazioni piuttosto che trattenerle, la sensibilità (lungi dal considerarle però qualità non apriori anche dei laureati in ambito scientifico) sono tra le principali caratteristiche che definiscono ad esempio la nuova leadership e il nuovo management nei vertici aziendali; in tal senso evidenziamo la nascita di nuove figure altamente professionali come il Chief philosophy officers (CPOs) che nasce allo scopo di porre domande e proporre soluzioni alternative per la risoluzione dei problemi, oppure figure consulenziali di affiancamento degli imprenditori per suggerire migliori e più responsabili scelte di business, ponendo le persone e la responsabilità sociale d’impresa al centro e indagandone i valori portanti, facendo emergere vision e mission sempre più sostenibili (sia dal punto di vista finanziario che nell’ecosistema biotico e abiotico).
Infine l’aspetto creativo che oggi è sempre più ricercato e che ha favorito il nascere di nuove professioni come il Content Creator, una figura dinamica figlia propria dell’intersezione tra scienze umane e digitale.
Occorre a ragion del vero evidenziare che questa “riscoperta” della figura dell’umanista in realtà non appartenga a una tendenza strettamente legata agli ultimi anni, in quanto gli umanisti ruotavano già all’interno dei macro-settori aziendali ricoprendo principalmente ruoli legati all’HR management o all’orientamento professionale.

MA NEL CONCRETO POI, COSA SONO LE SCIENZE UMANE?
Non esiste una definizione univoca che collochi nel dettaglio questo settore (a causa delle molteplici componenti e ambiti che la coinvolgono), tuttavia se si considera la comune accezione del termine ci si potrebbe trovare d’accordo con quando stabilito da Wikipedia che definisce:
“Le scienze sociali o scienze umane come quell’insieme di discipline che si occupano di studiare l’essere umano e la società attraverso l’impiego del metodo scientifico. Ad ogni modo è necessario specificare che quello delle scienze umane è un ambito composito, all’interno del quale rientrano tante differenti discipline che studiano l’uomo da prospettive differenti. Tra queste discipline il tipo specifico di metodologie applicate può variare, alcune di queste discipline si servono anche di strumenti di natura statistica o di metodi quali il metodo osservativo e dell’osservazione partecipante, mentre altre prediligono il metodo sperimentale o il metodo modellistico-simulativo. Chiaramente l’utilizzo di un tipo specifico di uno di questi metodi, non esclude necessariamente gli altri. Tra le discipline che rientrano nelle scienze umane: psicologia, sociologia, antropologia culturale, scienze dell’educazione e della formazione.”
Wikipedia.
Nel significato più ampio del termine poi potremmo collocarvi al suo interno anche discipline come la Storia, Filosofia, Storia dell’Arte e tutte quelle discipline che si occupano di studiare l’uomo, il suo comportamento e il suo ruolo nel mondo.
OLTRE LE AZIENDE: UNO SGUARDO RIVOLTO VERSO L’ITALIA E IL SUO PATRIMONIO.

Siamo concordi sul ritenere “limitante”, se pur con tutte le potenzialità del caso, relegare la figura dell’umanista e al solo mondo aziendale e quello delle scienze umane al digitale, vi è infatti una grandissima area (che si aggiunge alla preziosa occupazione come docente e\o ricercatore), di cui l’Italia possiede uno dei primati nel mondo.
Ci riferiamo a tutta la sfera relativa al terzo settore, al settore culturale e della fruizione dello stesso (pensiamo ad esempio alle nuove piattaforme e-learning, ai musei), alla riqualifica e sponsorizzazione dei borghi, sino alle più conosciute mete turistiche e alla tradizione eno-gastronomica.
Differentemente dal “mondo digitale” siamo consci che trovare occupazione o opportunità per sviluppare questo settore, sia ancora oggi in Italia molto complesso, tuttavia riteniamo vi siano inesplorate opportunità di crescita e di sviluppo di nuove figure professionali legate anche a questo ricco e invidiabile patrimonio italiano.
In tale settore che potremmo raccogliere nell’ampio significato di Marketing Culturale e Marketing del terzo settore, l’umanista ricopre ruoli determinanti nella progettazione (project management), nelle strategie comunicative (dai piani di comunicazione alla scrittura sul web) sino a consulenze su misura (si pensi alla figura dell’Art advisor) volte a promuoverne la diffusione e strutturarne i processi.
VERSO IL FUTURO: TRA UMANESIMO DIGITALE E ALGORITMI.

Uno sguardo orientato al futuro è tuttavia necessario, se pur per tradizione legate allo studio e all’osservazione del passato\presente, le scienze e discipline umanistiche stanno acquisendo sempre più terreno anche nel campo dell’IA, originando una relazione sempre più profondona tra scienze umane e digitale.
Intesa anche in questo caso nel suo significato più ampio, con l’utilizzo di questo termine si vuole indicare tutti i suoi possibili ambiti di applicazione e di tecnologia utilizzata tra cui rientrano le più note machine learning, deep learning, data mining, il natural language processing, la realtà aumentata e virtuale e via discorrendo.
Un campo che vediamo costantemente in una fase di crescita e sviluppo all’interno del quale trovano spazio materie apparentemente distanti (anche se su questa effettiva distanza si potrebbe dibattere) come la Filosofia (soprattutto etica, si pensi ad esempio a figure come l’Automation Ethicist: ovvero colui/colei che studia l’impatto etico e sociale dei macchinari intelligenti) e la matematica.
Gli ambiti di applicazione in cui un umanista può trovare una occupazione rientrano sotto il cappello di quello che oggi viene definito come Umanismo Digitale, ossia il tentativo di rendere la tecnologia uno strumento per l’uomo e non un mezzo prettamente ad uso commerciale, ciò nasce ancora una volta da radici più profonde: mentre la tecnologia e il suo utilizzo nel quotidiano acquisiscono sempre più larghe fette del nostro vivere, riemerge parallelamente il ruolo centrale esercitato dall’uomo e dalle sue emozioni; infatti con l’irrompere del digitale, siamo stati condotti a tutta una serie di nuove riflessioni su come queste nuove tecnologie possano effettivamente “governare” peculiarità tipiche della nostra quotidianità come emotività, creatività, pensiero critico e così via.
Riflessioni che vengono portate avanti anche dai brand che, in linea con le nuove tendenze, non possono più limitarsi a pubblicizzare i propri prodotti\servizi, ponendo come prima e unica priorità il fatturato e la commercializzazione, bensì devono oggi essere in grado di comunicare valori ben precisi e installare fiducia nei consumatori attraverso delle narrazioni (si veda anche in questo caso la figura del corporate copywriter o il corporate storyteller) in grado di suscitare non solo fiducia verso il brand, ma di evidenziare l’impegno sociale e verso l’ambiente promosso dall’azienda.
CONCLUSIONI
In conclusione, il digitale ha facilitato poi il sorgere di figure professionali inerenti alla comunicazione e alla scrittura sul web come: copywriter, storyteller, articolisti, strategist, analyist, Pr, SEO specialist, content creation, adv specialist etc…Figure altamente ricercate oggi sul mercato del lavoro.
Un settore quindi non in decadenza ma agli albori di un nuovo modo di concepirne i rudimenti e le applicazioni per il benessere della comunità, come nel passato e rivolto però anche al futuro, in grado di aprire a nuove definizioni e interpretazioni del ruolo dell’umanista, da sempre al centro dell’evoluzione del pensiero sociale e dell’innovazione nel mondo.
L’incipit non dichiarato di questo post era, non tanto quello di fornirti rapidi consigli o how to fini a sé stessi o consigliarti, nel caso tu avessi concluso un percorso inerente alle materie umanistiche, quale strada intraprendere o come riuscire a guadagnare soldi più facilmente; infatti l’obiettivo di questo contributo è quello di Informare (e ci teniamo a sottolineare il senso etimologico del termine, ossia di informare «dar forma», «istruire», e quindi «dare notizia» vd. Treccani). Dare forma appunto, ad un dibattito che possa portare ad una progressiva presa di coscienza da parte degli umanisti del loro nuovo ruolo esercitato nella complessità contemporanea e dalla consapevolezza, da parte della comunità come dei settori produttivi, e su come poter avviare sinergie profittevoli con quest’ultimi.
Il fine ultimo saranno sempre le persone, l’ambiente, l’economia e i loro armonico coesistere in un circolo che si autoalimenta e si basa sempre più sull’intersecarsi di valori, emozioni e tecnologia. Non vogliamo affollare il già caotico web con informazioni fine a sé stesse ma contribuire ad alimentare il dibattito e lo scambio costruttivo sulle tematiche proposte nelle righe precedenti e, in questo senso caro lettore, ti invitiamo a scriverci la tua opinione su quanto elaborato.
Concludiamo quindi questo articolo ponendo l’accento sul ruolo fondamentale esercitato dalla riflessione e dalla contaminazione tra competenze e ambiti scientifici anche apparentemente lontani tra loro.
Grazie per averci dedicato il tuo prezioso tempo.
POST CREDITS: IL MANIFESTO DI FLOW CENTER
All’interno di Flow cerchiamo, nelle nostre attività, di porre al centro le persone, la comunità e l’ambiente nel raggiungimento della mission e degli obiettivi aziendale.
Se pur provenienti dai più disparati percorsi formativi, una buona parte del nostro team è composto da persone di formazione umanista che hanno unito scienze umane e digitale e a cui, tra le varie cose, abbiamo affidato la redazione di un Manifesto che rappresenti una north star metric, un faro di guida da seguire nello svolgimento della professione e nello sviluppo del business. Abbiamo quindi deciso, una volta concluso, di renderlo pubblico così da contribuire, nel nostro piccolo, alla divulgazione di quella che ci piace definire una: “Impresa responsabile. “Il manifesto di Flow Center”.
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